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La città dell'acqua

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Sapevate che la città di Udine rischiava di non esistere nemmeno?


La verità è proprio questa, la città nacque e iniziò a svilupparsi solo dopo che l’acqua del Torre a Zompitta venne domata e canalizzata prima che si disperdesse fra le ghiaia della pianura, sfruttando la pendenza del territorio.

Il Torre, che nasce sopra Tarcento, si vede immettere quindi le sue acque in due rogge: la roggia Cividina sulla riva sinistra e quella di Udine sulla destra.

Dall’Ottocento si aggiunse il canale Ledra, che spesso è confuso erroneamente (anche dagli udinesi) con “le roe”. La roggia di Udine ufficialmente cede una parte della sua acqua a una roggia che finisce poi a Pavia di Udine disperdendosi nelle ghiaie e a un canale che da Beivars raggiungeva Udine a Planis, passando piazza Primo maggio, precisamente per Largo delle Grazie.

 Con la loro viva corrente, le rogge di Udine hanno mosso molti macchinari generando le prime attività industriali. Su questi due canali d’acqua, infatti, sorgevano una cinquantina di grandi ruote idrauliche che azionavano alcuni mulini e filatoi, alimentando molte attività specialmente nella zona di Borgo Grazzano e Borgo Gemona.

Le rogge di Udine e di Palma furono molto utili, comunque, per lo sviluppo delle attività nella città di Udine e non solo, ma funsero anche da “fornitori” di acqua per la zona urbana e le zone limitrofe. L’acqua è un bene molto prezioso, di cui la zona di Udine per motivi geologici ha sempre scarseggiato. Il sottosuolo è molto ghiaioso, e si sono quindi dovute cercare le risorse idriche altrove. Un semplice esempio di utilizzo delle acque delle rogge è l’utilizzo per l’alimentazione delle fontane di Piazza San Giacomo e Piazza Libertà, a opera del famoso Giovanni Da Udine.


Credit: www.l'oppure.it - articolo di Andrea Zucchiatti