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Personaggi illustri

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Gli Udinesi illustri che,  per nascita o adozione, si sono legati alla città nei più diversi ambiti sono numerosi, dall'ambito artistico e culturale a quello scientifico, ricordiamo in particolare:


Giovanni da Udine:

Giovanni Nani (Nanni), o Giovanni de' Ricamatori, meglio conosciuto come Giovanni da Udine (Udine, 1487 – Roma, 1561), è stato un pittore, decoratore e architetto italiano.
Importante protagonista della cultura figurativa a Roma all'inizio del XVI secolo, Nel 1514 entrò a Roma nella bottega di Raffaello di cui è considerato uno dei più brillanti allievi e collaboratori, di sua mano è, stando al Vasari, la splendida natura morta di strumenti musicali alla base del dipinto di Raffaello Estasi di Santa Cecilia.
Dopo il Sacco di Roma del 1527, ritornò a Udine dove operò anche come architetto, disegnando la Torre dell'Orologio e lavorando ad alcune trasformazioni monumentali della città e del contado. Portò nel Friuli le novità della cultura figurativa romana e introdusse in particolare il gusto delle decorazioni a stucco "alla romana" nel Friuli,e nel Veneto.
Durante il suo soggiorno in Udine gli fu conferita la direzione dei lavori di ricostruzione del castello di Udine, distrutto dal terribile terremoto del 1511. Nel 1547 egli progettò una scala esterna che dal cortile del lato nord permetteva l'accesso al salone centrale. Progettò anche altri lavori, tra questi si ricorda la fontana davanti la chiesa di San Giacomo, in piazza Matteotti.


Arturo Malignani:

Arturo Malignani (Udine, 4/3/1865 – 15/2/1939) è stato un imprenditore e inventore italiano che si segnalò in particolare per i brevetti nel campo dell'illuminazione elettrica.

Tra i primi in Italia sviluppò una produzione di lampade ad incandescenza, registrando diversi brevetti, tra cui il sistema per creare il vuoto nel bulbo della lampada e la veloce (e meno nociva per i lavoratori) produzione in serie di lampadine. Malignani brevettò questo sistema solamente nel 1894. La Edison italiana acquisì il brevetto da Malignani e fece da intermediaria con la Edison statunitense per la cessione del brevetto. Quando Malignani si recò a New York, e lo stesso Thomas Edison rimase meravigliato della qualità del brevetto del giovane friulano. Malignani fu anche un pioniere nello sviluppo dell'energia idroelettrica, iniziò costruendo centrali termoelettriche e idroelettriche sui salti delle rogge cittadine. In questo contesto una nota particolare deriva dal fatto che Udine risulta essere la seconda città d'Italia ad essere illuminata.


Afro, Dino e Mirko Basaldella:

I tre fratelli nascono a Udine, dove Dino resta quasi tutta la vita. Gli altri due scelgono di andar via, raggiungendo Roma: è qui che Afro si ferma fino alla morte avvenuta nel 1976 in un ospedale di Zurigo, mentre Mirko, nel 1957, parte per Cambridge, Massachusetts e, negli Stati Uniti, scompare nel 1969. È forse a causa del suo essere stanziale e non per la minore qualità delle opere, che Dino, morto a Udine nel 1977, è ancora oggi il meno celebre dei tre. Il più conosciuto, anche a livello internazionale, il solo che sceglie la suggestione del colore, è il pittore Afro. Mirko e Dino invece si incamminano lungo la via della materia, e della scultura.
La loro concezione artistica è omaggiati dalla critica artistica e presenti nelle maggiori collezioni europee e americane.


Tina Modotti:

Tina Modotti, all'anagrafe Assunta Adelaide Luigia Modotti Mondini (Udine, 17/1/1896 – Città del Messico, 5/1/1942), è stata una fotografa di fama internazionale, attivista e attrice italiana. Fu amica di Frida KhaloWeston. Grazie all'apertura dello studio di ritrattistica a Città del Messico e ricevette l'incarico di viaggiare per il Messico per fare fotografie da pubblicare nel libro Idols Behind Altars, di Anita Brenner. In questo periodo venne scelta come "fotografa ufficiale" del movimento muralista messicano, immortalando i lavori di José Clemente Orozco e di Diego Rivera. Molte delle foto dedicate ai fiori sono state scattate in quel periodo.
Nel dicembre del 1929 una sua mostra venne pubblicizzata come "La prima mostra fotografica rivoluzionaria in Messico": fu l'apice della sua carriera di fotografa. All'incirca un anno dopo, fu costretta a lasciare la macchina fotografica dopo l'espulsione dal Messico e, a parte poche eccezioni, non scattò più fotografie nei dodici anni che le rimasero da vivere.


Raimondo D'Aronco:

E' stato un architetto italiano, considerato come uno dei più importanti architetti italiani esponenti del Liberty. Contemporaneamente alla docenza, D'Aronco iniziò l'attività professionale come architetto. Progettò alcune opere in Italia, mentre al 1893 risale il suo primo viaggio in Turchia, Paese nel quale lavorò e progettò per molti anni. Infatti, in seguito al terremoto del 1894, fu architetto-capo incaricato da Abdul Hamid II della ricostruzione di Istanbul.
D'Aronco fu anche l'architetto del Palazzo municipale di Udine, per il quale già nel 1888 aveva steso un primo progetto. Un secondo progetto fu presentato nel 1909, mentre nel 1910 vennero proposte altre due soluzioni, una delle quali fu la proposta scelta. 


Giambattista Tiepolo: 

E' stato un pittore e incisore italiano, cittadino della Repubblica di Venezia. È uno dei maggiori pittori del Settecento veneziano. Nel 1726 è a Udine dove esegue gli affreschi per la volta della cappella del Santissimo Sacramento nel Duomo cittadino; lavora al Castello e al Palazzo Patriarcale su commissione di Dioniso Dolfin, patriarca di Aquileia: la decorazione comprende Scene e personaggi dell'Antico Testamento nella volta dello scalone la Caduta degli angeli ribelli con attorno otto scene a monocromo con episodi tratti dalla Genesi; nella galleria lunga decorò le pareti con tre episodi; nella Sala Rossa realizza il Giudizio di Salomone tra figure di profeti, infine nella sala del Trono esegue ritratti di antichi patriarchi.


Nico Pepe:

Nico Pepe (Udine 1907 – Udine 1987) è stato un attore e regista teatrale italiano. Nella parte finale della carriera è stato attivo anche in televisione. È stato anche critico teatrale e doppiatore cinematografico. Attore del Piccolo Teatro di Milano, è stato interprete in carriera di circa centotrenta film e al suo nome è stato intitolata la Civica Accademia d'Arte Drammatica "Nico Pepe" di Udine. Nel 1953 iniziò a collaborare con il Piccolo Teatro di Milano con cui interpretò il ruolo di Pantalone nell'Arlecchino servitore di due padroni di Giorgio Strehler. Fondatore e direttore del Teatro Stabile di Torino e tra i protagonisti del breve esperimento della Compagnia Stabile Città di Palermo, ha diretto anche il teatro Ateneo di Roma. 


Caterina Percoto

Caterina Percoto (1812-1887) è tra le scrittrici basilari della storia della letteratura italiana dell'Ottocento; è quindi censita in Le Autrici della Letteratura Italiana: è la prima grande prosatrice della letteratura friulana. Per quanto attiene alla sua produzione in italiano, risente dell’esempio manzoniano e anticipa in qualche maniera il Verga, da lei presentato al pubblico con una prefazione alla Storia di una capinera. Fu definita “la Sand italiana”; il Carducci giudicò le sue novelle un «bel libro forte che rispecchia la bellezza e la bontà del Friuli». Immersa nei paesaggi friulani, sovrintendendo al lavoro nei campi e alla coltura dei bachi da seta, ritrasse nelle sue opere lo stagnante mondo di povertà del Friuli, sotto il dominio austriaco;definita «“maestra” di Matilde Serao, protettrice di Verga. Scrittrice a sua volta di racconti in cui immagina già, alla fine dell’Ottocento, una rivoluzione culturale nell’ambito della letteratura ma anche della vita femminile». Tradusse dal tedesco la Messiade di F. Klopstok. Opere: Novelle scelte, Milano 1880; Novelle popolari edite ed inedite, Milano 1883; Scritti friulani, Udine 1928; Pre’ Poco, Udine 1958; Racconti, Firenze 1973; Novelle, Bologna 1974; Scritti friulani, Udine 1988; Prosis furlanis, Udin 1993.


Carlo Sgorlon:

(Cassacco, 26/7/1930– Udine, 25 /12/2009) è stato uno scrittore italiano.
Vincitore di oltre 40 prestigiosi premi letterari, i suoi romanzi hanno per tema specialmente la vita contadina friulana con i suoi miti, le sue leggende e la sua religiosità, il dramma delle guerre mondiali e delle foibe, le storie degli emigrati, le difficili convivenze delle varie etnie linguistiche; spesso proprio il passato e le radici rappresentano per Sgorlon gli unici elementi risananti del mondo.
«Comincerò col dire che io sono uno di quegli scrittori fortunati, secondo la celebre frase di Balzac, che hanno una provincia da raccontare. Fortunati perché possiedono delle radici, ed hanno alle spalle una cultura, una storia, una tradizione, un popolo, nei quali si riconoscono, dentro i quali riescono a rintracciare i lineamenti della propria identità. Fortunati perché sanno chi sono, possiedono un habitat, una collocazione precisa nella infinita varietà del mondo reale».


Gaetano Perusini:

Nasce ad Udine il 24 febbraio 1879 da genitori di nobili origini e patriottici principi. Il padre Andrea è Primario Medico dell'Ospedale Civile di Udine e la madre, figlia di un eminente chirurgo di Trieste. E' stato un medico italiano, ebbe un ruolo di grande rilievo nella definizione della malattia di Alzheimer. Frequentò i più rinomati istituti europei, tra cui il laboratorio neuro-patologico di Monaco, nella clinica psichiatrica diretta dal celebre clinico Emil Kraepelin, e in quegli ambienti conosce i famosi psichiatri Carl Gustav Jung ed Eugen Bleuler, affiliati alla concezione psicoanalitica freudiana. Kraepelin affida la responsabilità del laboratorio di neuropatologia ad Alois Alzheimer che accoglie come assistente lo stesso Perusini. Lavora alacremente, ma allo scoppio della prima guerra mondiale, Perusini, secondo lo spirito patriottico che sempre ha animato la sua famiglia, si arruola volontario senza dichiarare i propri titoli: solo più tardi nell'esercito si scopre che è professore di medicina e viene comandato al posto di medicazione a San Floriano del Collio, dove il 28 novembre 1915 viene colpito da schegge di granata mentre soccorre i feriti. Nonostante la morte prematura a soli 36 anni non gli abbia consentito di proseguire le ricerche, il suo contributo scientifico alla definizione degli aspetti clinici e neuropatologici della demenza neurodegenerativa, la stessa stima e considerazione nutrita dal suo maestro per il suo operato, non possono essere dimenticate ed è opinione diffusa che il suo nome abbia diritto di esser affiancato a quello di Alzheimer nella malattia più correttamente definita di Alzheimer-Perusini.