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I vini e le birre

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Udine è una città elegante e conviviale, dove si celebra uno dei riti più amati, ossia la degustazione di un calice di vino (tajut) da assaporare in un'atmosfera conviviale.
Nel tardo pomeriggio, dopo il lavoro, la gente si trova nelle osterie tipiche della città per bere, come si dice in lingua friulana, un taj di chel bon: un buon bicchiere di vino, da assaporare assolutamente in compagnia.
Impredibile è quindi questo rito che fa parte della antica tradizione friulana ossia bere un buon bicchiere di vino in compagnia degli amici.

D'altra parte il Friuli Venezia Giulia ha una innata vocazione per i vini di alta qualità, fra i quali spiccano i bianchi che riscuotono un grande consenso internazionale. Ma anche i rossi, soprattutto negli ultimi anni, sono riusciti a raggiungere vette d’eccellenza. 

Otto zone DOC e tre DOCG per un totale di 1500 aziende che producono 80 milioni di bottiglie l'anno, con etichette rinomate, come quelle del Friulano (ex Tocai) e due gioielli autoctoni quali il Ramandolo e il Picolit. A queste si aggiungono anche due zone doc interregionali.

Friuli-Aquileia, Carso, Collio, Friuli Colli Orientali , Friuli Grave, Friuli Latisana, Friuli-Isonzo, Friuli Annia sono le zone DOC da cui nasce una ricca varietà di vini, autoctoni e non, portando avanti una tradizione che in Friuli Venezia Giulia pone le sue antiche radici ai tempi dei Romani. 



In passato Udine poteva essere considerata a buona regione la "capitale" italiana della birra. Oltre alla Moretti, fondata nel lontano 1859, il capoluogo friulano ospitava anche la Dormisch, nata a Resiutta nel 1875 e spostata in città dieci anni dopo, era molto diffusa in regione, in Veneto e in Alto Adige.

Nel 1953, la fabbrica di piazzale Cavedalis e il marchio furono acquistati dalla Peroni, che continuò a fabbricare a Udine la birra, triplicando la produzione e ricevendo un premio alla selezione mondiale della birra di Bruxelles, fino al 1989 quando lo stabilimento fu definitivamente chiuso. 

In realtà, la birra può vantare una lunga tradizione in tutto il territorio regionale. Si pensi che nel 1866 fu inaugurato lo stbilimento della Dreher a Trieste poi acquistata dalla Heineken ma diverse birrerie nacquero in tutta la regione. Tutte imprese che, però, aprirono e chiusero nel giro di pochi anni. Oggi, pur non avendo più i marchi del passato, il Friuli Venezia Giulia mantiene un rapporto tutto speciale con la birra. 

Lo scenario dei birrifici ha visto negli anni passati ritagliarsi fama con grandi marchi internazionali ma il territorio regionale ha saputo rinnovare la tradizione della birra con nuove realtà produttive.

Sono nati così negli ultimi anni moltissimi birrifici artigianali. Ad oggi si contano circa trenta produttori artigianali in Friuli Venezia Giulia, alcuni posseggono un birrificio e si dividono tra microbirrifici che vendono il prodotto a terzi e brew-pubs che vendono il prodotto nel locale annesso. Esistono poi le beer firm che non hanno un impianto di produzione proprio e si occupano solo del marketing e della distribuzione del loro marchio.

La birra artigianale è fatta a partire da prodotti di qualità e non prevede né pastorizzazione né microfiltrazione processi che, vanno ad influire sensibilmente l’aspetto nutrizionale ed organolettico del prodotto.Grazie alle indiscusse qualità e purezza dell'acqua le birre risultano di altissimo livello: il frutto di tanta passione è una bevanda tutta naturale adatta a chiunque.